Pentedattilo e le cinque dita

Dopo aver attraversato i luoghi della Calabria grecanica, ci fermiamo ancora nei dintorni e sempre alle falde dell’Aspromonte per continuare a sentir parlare le rocce solcate da fiumare che non sempre sono benevoli con la loro gente. Insomma siamo davanti a scenari naturali che ci aprono la genuinità della terra e la incontaminata vegetazione collinare e montana. Qua tutto ci fa incontrare con lo spirito mediterraneo: l’acqua, le pietre, gli agrumi, i fichi d’India. Qui vi è la ginestra, risorsa non trascurata da questa gente che la utilizzava al telaio per produrre i propri corredi belli, faticosi e non disgiunti dalla fantasia greca. Tra queste terre a 320 mt. (s.l.m.), subito dopo la tardoromana cittadina di Melito Porto Salvo, incontriamo l’antico ed ormai quasi abbandonato borgo di Pentedattilo, oggi meta indispensabile per studiosi e curiosi. Vi giungiamo da Melito, appunto, arrampicandoci tra i sei chilometri di strada stretta e tortuosa. Sono poche case attorno ad una chiesetta arroccate sulle pendici del monte Calvario che ci mostra la sua strana forma della mano e da qui il toponimo del piccolo paese "pentadaktijlos" che significa proprio "cinque dita". Scrive il già citato Marcello Cammera: " Il paese è avvolto, per dir così, e protetto dalla roccia che lo accomuna a tanta storia. Si arriva in macchina quasi sino al centro del paese per poi proseguire a piedi volgendo lo sguardo a valle, rubando alla natura a tratti aspra e selvaggia, dei panorami suggestivi che dalle casette scorrono, lungo la pur presente vegetazione, giù sino al mare. Quasi in cima, vicino alla chiesa, uno spazio ed un muretto in pietra, consentono al viaggiatore stanco di sedersi e di contemplare il meraviglioso effetto scenografico del paesaggio." E poi, come per incentivare nuove forme ricettive di turismo, seppur povere, tanto genuine e vere, scrive ancora il Cammera: " una piccola casa sospesa con una stanza ed il pavimento in legno, offrono ad un anziano signore l’opportunità di invitare i visitatori a voler consumare qualche bibita in quello che vuol essere un nuovo ristoro per turisti. Egli incomincia subito a narrare...la storia della rupe avvolta nei mille misteri legati alle vicende della famiglia degli Alberti. " Le origini di Pentedattilo risalirebbero all’epoca bizantina ma non sono escluse ipotesi preistoriche e comunque le certezze della sua storia iniziano dal 1589 quando, dopo essere stata saccheggiata da Alfonso duca di Calabria, diventò possesso feudale degli Alberti che vi stabilirono la propria sede e fino alla Pasqua del 1686, anno in cui tutta la famiglia feudataria venne massacrata nel castello del duca Lorenzo. In sostanza era successo, il 14 aprile 1686, che il barone di Montebello Bernardino Abenavolo aveva deciso di rapire la sua amata Antonia, sorella del duca Lorenzo che osteggiava la loro unione avendo promessa la congiunta ad un tal Petrillo Cortes e durante la notte, dopo il rapimento, gli uomini di Abenavolo massacrarono tutti gli abitanti. Attorno ai ruderi del castello e poco più giù si incrociano stradine che sono un unicum con la roccia. Camminandovi visitiamo la chiesa dei S.S. Pietro Paolo che spicca con la sua gotica torre campanaria e al cui interno si conserva la lapide sepolcrale degli Alberti. Poco più avanti, in periferia, a strapiombo troviamo il complesso architettonico della Candelora edificato nel XVII secolo insieme al convento dei Domenicani fondato, quest’ultimo, nel 155 col consenso di Mons. Gaspare Dal Fosso, arcivescovo di Reggio.

Sull’altare monumentale della chiesa si conserva la statua marmorea della Madonna della Candelora scolpita nel 1564 da GianDomenico Mazzolo per volontà del barone di Pentedattilo, Demetrio Francoporta. Si diceva, all’inizio della nostra nota, di questo paese ormai abbandonato ai pochi vecchietti con poca speranza di essere salvato, recuperato e tutelato. Ma la speranza è l’ultima a morire. E già perché è da alcuni anni che qui vi vive un giovane scultore austriaco ammaliato dalla bellezza e dal mistero dell’abitato dalle cinque dita. Si è già dato da far ristrutturando qualche casa e creando insieme ad altri amici delle opere artistiche di pittura e scultura. Hanno già fondato l’Associazione Culturale" F. Art" attivando iniziative nei settori del teatro, dell’arte, dell’artigianato, del turismo e dell’agriturismo. Non lasciamoli soli questi amici e l’artista austriaco; aiutiamoli a far rivivere le pietre di Pentedattilo.

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