SS. Apostoli Pietro e Paolo
"Pentidattilo suona in greco cinque dita e tal nome venne al paese della sublime roccia a cinque alpestre punte sulle quali esso è fabbricato col suo castello residenziale del Marchese Alberti".84
Anche sotto queste "cinque dita" si rifugiarono i perseguitati dai corsari. In Pentidattilo vi era una Protopapale, dedicata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo e la Ditteriale a S. Costantino Magno. Vi era anche un'altra parrocchia dedicata a S. Nicola, soppressa da Mons. D'Afflitto il 1 novembre 1605. In pari data l'Arcivescovo soppresse il beneficio di S. Maria della Scala che incorporò ai beni dell'arcipretale "la quale divenne ricchissima per l'altra aggregazione della grancia dei PP. Predicatori, sotto il titolo della Candelora e di S. Sebastiano, disposta dal Sommo Pontefice Innocenzo X ed eseguito da Mons. Creales nell'ottobre 1655".
Col sorgere di Melito diminuì l'importanza di Pentidattilo. Nella chiesa dei SS. Apostoli vi era il sodalizio del SS. Sacramento aggregato a quello di Roma il 2 ottobre 1582.
La chiesa parrocchiale "minaccia rovina"
In data 27 luglio 1856 l'economo curato D. Domenico Zema informa l'arcivescovo che la chiesa parrocchiale di Pentidattilo "minaccia rovina" e sabato corrente mese "crollo' una porzione della copertura con grande spavento di questi miei amministrati, e grazie all'Ente supremo non si deplora danno alcuno".
In altra lettera (non conosciamo il mittente), si legge quanto segue:
"Reggio 4 agosto 1856
Signor Vicario l'economo curato del villaggio di Pentidattilo mi fa conoscere che nel dì 26 PP. mese crollò una porzione della copertura di quella chiesa parrocchiale e che l'altra porzione é crollante e minaccia di cadere, con pericolo di rimanere vittime i fedeli, che vi entrano per esercitare gli atti di religione, mi rivolgo perciò alla di lei ben nota religione perché dia le opportune disposizioni per eseguire i pronti ripari e restaurazioni".La firma è illeggibile85
.Una campana in prestito
Con istrumento notarile del 1. aprile 1688, "l'ill.mo Signor D. Domenico Alberti Marchese della terra di Pentidattilo, di questa Provincia di Calabria ultra", di sua spontanea volontà "...se deliberato d'improntare una sua campana, che essa tiene con marchio di Pentidattilo", alla venerabile chiesa "chiamata di Melito cò una miracolosa venerata Immagine sotto il titolo dell'Immacolata Concezione". "Et impetrando dal Rev.mo Signor Vicario generale della città di Reggio", il Signor Marchese dà in prestito la campana alla Chiesa, con patto e condizione, che "habbia da stare in detta venerabile chiesa per quanto esso ill.mo Signor Marchese (e) suoi heredi piacerà", e qualora si decideranno di riprenderla "et in ogni tempo" e senza "ordine del Giodice competente, stante che quella l'impresta et accomoda pro tempore", per comodità ed ulità di coloni e gente della contrada che con evidente danno alle anime "... co intendendo il sono della campana li giorni di feste et domeniche, per sentire la Santa messa conforme conviene a cristiani ne viene che maggior parte di detti coloni e genti della contrada no stanno senza la Santa Messa".
La chiesa fu spogliata di tutti "li giocali(arredi) et fra l'altre della campana, dalli corsari barbari", e quindi restò sprovvista per un lungo periodo di tempo, "mentre l'ordinario del luogo a chi spetta procurarla non ha curato di farlo".
85 Curia Arcivescovile di Reggio Calaria.
di Sebastiano Schiavone

