Fino agli anni '50, la fiumara di S. Elia è stata, per gran parte della zona Jonica reggina, soprattutto per l’area intorno a Melito Porto Salvo, una cospicua fonte di energia elettrica.
In passato, questa fiumara ha fatto sì’ che funzionassero diversi mulini, sembra almeno cinque, distribuiti fra il borgo di Pentedattilo ed il paese di Fossato.
Ad un primo esame, i mulini risultano costruiti fra l’ottocento ed i primi del novecento; ad un esame più attento, grazie anche ad alcuni particolari architettonici ancora visibili, si può azzardare l'ipotesi che, su edifici di epoca remota, siano state sovrapposte strutture architettoniche risalenti al secolo scorso.
I mulini utilizzavano tutti la stessa acqua che, incanalata a monte di Fossato, attraverso una serie di canali in parte coperti, giungeva fino alla vasca di raccolta del primo mulino. L’acqua, una volta utilizzata, continuava il suo percorso fino al successivo mulino, situato più a valle.
Un elemento comune a quasi tutti i mulini della fiumara di S. Elia e a molti dell’area mediterranea è la ruota orizzontale o "ruota greca", mossa dall’acqua che veniva convogliata attraverso il bottaccio situato al livello più alto della costruzione. La ruota, infine, muoveva la macina.
Tre sono i mulini che si sono conservati discretamente: quello situato sotto l'antico borgo di Pentedattilo, quello di Masella in contrada Neto e quello più integro situato tra Montebello e Masella.
Di G. Filocamo, 1996

