Citazioni sulla Calabria

Il nome di Calabria in se stesso ha non poco di romantico. Nessun'altra provincia del Regno di Napoli offre tale interesse promettente o ispira tanto prima di avervi messo piede ... "Calabria!", appena il nome è pronunziato, un mondo nuovo si presenta alla nostra mente, torrenti, fortezze, tutta la prodigalità dello scenario di montagna, cave, briganti e cappelli a punta, la signora Radcliffe e Salvator Rosa, costumi e caratteri, orrori e magnificenze senza fine!

E. Lear, Diario di un viaggio a piedi, 1873, p.85

Fu un viaggio splendido l'attraversare quegli altipiani, con la vista dello Ionio dall'alto e il panorama dell'ampia vallata del Crati e dell'alta catena del Pollino, avvolta nella bruma del primo autunno, poggiando lo sguardo sui fianchi delle colline coperti di olivi. La strada gira intorno ai precipizi, dove scendono dal monte i ruscelli; sono ricoperti di querce da sughero, lecci e altra vegetazione; tra i rami volano rigogoli, ghiandaie, upupe e coracie garrule. Nell'inverno i gelidi venti dell'Appennino spazzano questi monti, ma in questa stagione è una zona stupenda.

N. Douglas,Vecchia Calabria, 1998

"Niente poteva essere più gentile e ben educato dell'ospitale accoglienza dataci da questa famiglia ...Ma la volontà di accoglierci, cosa che abbiamo notato non manca in tutta la Calabria, è stata perfettamente manifestata dalla sorprendente comparsa di maccheroni, uova, olive, burro, formaggio e naturalmente vino e neve, sulla tavola apparecchiata con una delle più bianche tovaglie di lino...Veramente la residenza ... non era delle più ricercate, ma ho avvertito il mio compagno ... che forse avremmo incontrato molta semplicità e molta cordialità ..."

Edward Lear 1847

Viaggiare in Calabria significa compiere un gran numero di andirivieni, come se si seguisse il capriccioso tracciato di un labirinto. Rotta da quei torrenti in forte pendenza, non solo è diversa da zona a zona, ma muta con passaggi bruschi, nel paesaggio, nel clima, nella composizione etnica degli abitanti. È certo la più strana tra le nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d'essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell'Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d'olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano canyons che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio....

G.Piovene, Viaggio in Italia, 1957, p. 659

Il paesaggio calabrese ... é un paesaggio di forme distese e quasi spianate, un paesaggio essenzialmente di lunghezza, in cui la luce gioca fra massa e massa di rilievo, tra solco e solco di fiume e di fiumare, formando successioni di quinte in ombra e in sole, sino alle pareti dei grandi rilievi terminali, mentre il mare continua, con la linea del suo orizzonte, quella delle alture e la congiunge ai profili e ai piani di altre alture, facendo da sfondo a grandi quadri dai cieli altissimi e luminosissimi.

G. Isnardi, Del paesaggio calabrese, 1953

" The travelling system that my companion and I adopted, when these journals were written, was the most simple and the least expensive one; as a matter of fact, we performed the whole journey on foot. A horse to carry the little luggage we took with us, and a guide. (..) Since there are no hotels in those provinces, but on the carriage road running along the western coast, the traveller shall always count on the hospitality of some families, in every town he visits."

E. Lear, August 1847

"While we carried on walking upstream, rocks appeared ever closer, up to the top of high gorge cliff; it seemed that the towering shapes of the Aspromonte were closing out the sky, the long furrows of mountains dressed with thick forests. Our road went now on this side, then on the other side of the stream, often at the level of the river, between flowering oleander trees, of the largest shape I have ever seen; they were often very high, between luxuriant holm-oak trunks which were hanging down from the rocks. The sense of mistery and solitude of these scenes, the deep solitude of these mountains are such that neither a pen nor a pencil can describe them."

E. Lear, August 1847

Calabria

Often described as the "mountains between the seas," Calabria has been the subject of drawings by Edward Lear, who traveled through on a donkey in 1847. He was transfixed by the "horror and magnificence" of its rugged landscape.

"Provavo un gran dispiacere a dover lasciare la Calabria. Le sue bellezze avevano esercitato una specie di magica ascendenza su di me e sentivo che sarebbe stata eterna.

Avevo la sensazione che qualsiasi cosa avessi visto in futuro non avrebbe suscitato in me sensazioni altrettanto piacevoli ed indelebili. Di questo non ho dubbi.

Anzi, ho la presunzione di affermare che in nessun’altra parte d’Europa la natura ha tracciato in modo così magnifico le linee che il genio e l’opera umana devono seguire o gli sforzi dell’arte migliorare." Così il letterato tedesco Richard Keppel Craven scriveva nel 1821 all’indomani di un suo lungo viaggio in Calabria.

Una sorta d’intuizione o forse di premonizione di ciò che quest'appendice peninsulare dell’Europa mediterranea sarebbe potuto divenire un giorno: metà ambita di visitatori sensibili e colti, capaci di riscoprire la bellezza di una natura originalissima.

E che la Calabria fosse quasi il crogiolo delle meraviglie naturalistiche del "Bel Paese", fu un’idea condivisa da molti altri studiosi viaggiatori stranieri, primi fra tutti Norman Duglas, Francois Lenormant e Edward Lear.

In essa, infatti, si rinvenivano selvaggi massicci montuosi, solitarie spiagge sabbiose, tormentate scogliere, ariose valli fluviali, canyon impressionanti, pittoreschi monumenti di roccia; la Calabria insomma, come sintesi più compiuta di tutti quei singolari, variegati e spesso spettacolari aspetti del paesaggio che avevano reso l’Italia famosa in tutto il resto del vecchio continente ed oltre.

A distanza di quasi due secoli dalla geniale intuizione di Keppel Craven, il consuntivo dell’opera di gestione del territorio calabrese è tuttavia di gran lunga sbilanciato dal lato delle distruzioni piuttosto che da quello della conservazione e della valorizzazione.

Ai fenomeni storici del disboscamento e del conseguente dissesto idrogeologico si sono aggiunti, nel secondo dopoguerra, la cementazione massiccia, il caos urbanistico, l’inquinamento, la strage della fauna selvatica.

Anche se soprattutto negli ultimi quindici anni, si è registrata una gran si è registrata una forte presa di coscienza verso i problemi ambientali da parte di frange piccole ma agguerrite dell’opinione pubblica regionale.

Ciò ha determinato una lenta ma decisa inversione di tendenza che ha avuto come punta emergente, a cavallo tra gli ultimi anni del decennio scorso ed i primi di questo, l’istituzione di importanti aree protette di interesse nazionale. Mi riferisco naturalmente al Parco del Pollino, al Parco d’Aspromonte ed alla Riserva Marina di Capo Rizzuto, che sono andati ad aggiungersi al vecchio Parco Nazionale della Calabria.

Ciò nondimeno, la Calabria è l’ultima tra le regioni italiane a non essere ancora dotata di una legge regionale per la realizzazione di una rete di aree protette di interesse locale (parchi regionali, riserve regionali, monumenti naturali etc.) che si integri con quelle già esistenti e valga a salvaguardare le molte altre realtà naturalisticamente rilevanti che insistono sul territorio.

In quest’ottica come W.W.F. Calabria, insieme alle altre più importanti associazioni ambientalistiche, qualche anno fa redigemmo una bozza di disegno di legge regionale che consegnammo all’allora assessore regionale all’ambiente.

Finalmente, quella bozza, seppure stravolta dalle saccenti quanto assurde manomissioni dei "tecnici" di turno, è all’esame dell’apposita commissione consiliare , anche se è del tutto aleatoria ogni previsione circa la sua effettiva approvazione.

E sempre in quest’ottica, quest’estate nata l’idea di una campagna nazionale che abbiamo voluto denominare "Calabria punta verde d’Europa".

Essa si deve soprattutto all’amore che lega alla natura della Calabria uno dei suoi più insigni cultori, Franco Tassi, fondatore del W.W.F. Italia, direttore del Parco nazionale d’Abruzzo e coordinatore del Comitato Parchi Italia. Da anni Tassi cerca e trova, nonostante l’enorme mole d’impegni, il tempo per lunghe passeggiate per monti e valli della Calabria, una Regione che è diventata per lui quasi una seconda patria naturalistica dopo l’Abruzzo.

Ed è proprio durante una di queste estatiche peregrinazioni in terra di Calabria, peregrinazioni nelle quali ho avuto il privilegio di accompagnare Franco Tassi, che ci è venuta l’idea di una cartolina nella quale fossero evidenziati i luoghi naturalisticamente rilevanti della Calabria con le nostre proposte di protezione e segnalate le specie simbolo della flora e della fauna regionali; il tutto corredato da un messaggio indirizzato alle autorità politiche ed amministrative affinché facciano quanto è in loro potere per dare alla Calabria quel ruolo che la sua vocazione territoriale reclama e che tanti illustri viaggiatori stranieri intuirono fin dai secoli scorsi.

Lo stesso Keppel Craven, infatti, scrisse nel suo diario di viaggio: "Non ritengo affatto illusorio sperare che un governo più sensibile, leggi migliori e una maggiore diffusione della cultura e dell’impegno dell’uomo possano aiutare questa regione ad assurgere a quel ruolo giustamente ambito per i favori che la natura le ha attribuito".

   
mappaoff creditioff
2